Ballare di lavoro
storia di migrazioine
 
In occasione della Festa del Lavoro, Sabato 28 aprile 2007 presso la Scuola Sabin, l’Associazione Culturale San Fruttuoso ha presentato un spettacolo teatrale della Compagnia Cruciani, che ha messo in scena un testo di Renata Ciaravino: BALLARE DI LAVORO – Storia di Migrazione.
La rappresentazione si impernia sul racconto di una giovane donna che evoca a relazione con sua madre, attraverso i suoi
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ricordi, le sue emozioni, i suoi desideri di bimba e poi di donna.   Una storia coinvolgente che si dipana con la giusta lentezza su differenti piani temporali. La figlia, nel presente, si appresta a preparare gli oggetti, gli abiti, le piccole cose  che le saranno utili durante il viaggio che la attende. La madre, indietro e lontano nel tempo, attraverso il suo vissuto, restituisce la storia di un popolo, di un paese nel periodo delle grandi migrazioni. Parole ed immagini che restituiscono distanze geografiche. Un rapporto epistolare in cui si racconta del lavoro in un paese straniero, la volontà di far studiare i figli per un futuro migliore, diverso. Una tragedia narrata con leggerezza, come nella tradizione del racconto orale, in cui la leggenda si mescola a storie di vita vera, la fiaba diventa metafora e monito per le generazioni a venire. Fatti realmente accaduti, pervenutici attraverso le voci di chi li ha vissuti, scritti e trasposti teatralmente, e che ci danno la possibilità di intravedere e di tenere in vita la storia di tante comunità, di tante madri di ieri, di tante figli di oggi. Il mondo delle ombre, grazie alla capacità evocativa del teatro, per un attimo fa sì che una madre possa di nuovo guardare la figlia in una dimensione di fisicità, nonostante la lontananza che le separa.
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Sono storie di lavoro, di sacrifici, vita di fabbrica, di cantiere, vite vissute nell’isolamento di quartieri-ghetto, microcosmi dove si sta solo fra italiani. Storie in cui si parte e si gira il mondo, vendendo statuine di gesso a forma d’angeli, santi, madonne, animali buoni. Storie di famiglie spezzate: figli emigrati per mantenere  genitori, genitori emigrati per migliorare la vita ai figli.
La gioventù, il lavoro, il matrimonio, la vecchiaia: una vita  di speranze disattese.
Rabbia e sorriso sommesso, nostalgia e rimpianto, disperazione e tante, tante persone a consumarsi, a levigare l’anima per scoprire d’averla persa. E poi quel perfido senso di estraneità a vivere da stranieri che non muore mai, neppure nell’abitudine, lungo tutta una vita.
Splendida l’interpretazione di Veronica Cruciani che, in alcuni monologhi (la Pietà di Michelangelo),  ha meritato applausi a scena aperta. La Cruciani ha dimostrato di possedere un’ampia gamma di registri interpretativi, anche se risulta perfetta nella esasperazione del
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drammatico, che lambisce il tragico
Silvia Gallerano ha mantenuto il passo della Cruciani, con un pizzico di leggerezza più  marcata e un travaso istintivo di leggiadria e bellezza che ha coinvolto il pubblico. Di grandissima originalità l’interpretazione musicale di Cristina Vetrone che, oltre a possedere una voce baritonale, paradossalmente assai femminile, dimostra una buona padronanza dell’organetto diatonico e travolgenti capacità comunicative. Si sente nella sua voce e nel suo cuore un vissuto di migrazione personale, alla ricerca di “un’isola che non c’è”, ma che Cristina canta, canta, canta e alfine ci coinvolge nel suo migrare e ci troviamo sull’isola che non c’è, ma che c’è.
Uno splendido evento culturale per la città di Monza, il cui altissimo livello è stato percepito anche dal Sindaco Michele Faglia.
Elevata  e preziosa la presenza del pubblico di San Fruttuoso.
Alla riuscita della serata hanno contribuito “Cooperativa Edificatrice Cattolica San Fruttuoso”, Cooperativa Edificatrice e di Consumo San Fruttuoso”, “Circolo Socio - Ricreativo San Fruttuoso”, “Circolo Socialista Speranza”,  “Sindacato Pensionati Italiani”, “Federazione Nazionale Pensionati”, ACLI.

E invece so’ turnato dint’ a stu mare niro e o saccio ca e’ dulore ma mai nun me sento chino
(Cristina Vetrone)
                                                                                                                         Umberto Pessina