Compagnia Teatrale “DIETRO LE
QUARTE”
Tre sull’altalena
Commedia brillante in 2 atti di
Luigi Lunari
Nella splendida ambientazione del
cortile della settecentesca Villa
Varisco, l’Associazione Culturale San Fruttuoso ha organizzato, la sera del 10 giugno 2007,
la rappresentazione teatrale, messa in scena dalla Compagnia Dietro le Quarte, Tre sull’Altalena di Luigi
Lunari.
Rappresentata per la prima volta
nel luglio del 1990 dalla Compagnia dei Filodrammatici
di Milano, la commedia venne ripresa nelle stagioni
successive.
Nel 1994 fu rappresentata ad
Avignone e a Parigi, dove sta in scena per 159 sere.
Da allora, fu tradotta in ventidue
lingue, e pubblicata in francese, inglese, spagnolo,
russo, portoghese, croato e bulgaro.
In Italiano uscì per Rizzoli
nel 1994
Rappresentata in Francia, Germania,
Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio, Svizzera, Svezia,
Finlandia, Estonia, Rep. Ceka, Slovacchia, Messico,
Argentina, USA, Canada, Russia, Bulgaria, narra una
vicenda particolare che Dietro
le Quarte ha saputo
elaborare con uno stile originale e una coralità
d’azione rimarchevoli, grazie alla sagace regia
di Massimo Olimpo. Un piccolo gioiello teatrale,
scintillante di humour, che gli attori, in particolare Raffaele Lauria, ci hanno offerto a mani piene di raffinata
comicità.
La trama
Tre uomini, un commendatore, un
capitano dell’esercito ed un professore si
trovano nello stesso luogo per tre ragioni diverse: il
commendatore per un incontro galante, il Capitano per
trattare un acquisto di materiale bellico, il
professore per ritirare le bozze di stampa di un suo
libro.
Ma cos’è esattamente
quel luogo? Un discreto e comodo albergo, un luogo
d’affari, o una casa editrice? È possibile
che tutti e tre abbiano avuto l’indirizzo
sbagliato?
Questa situazione strana accresce
il mistero, anche perché un allarme per
un’esercitazione antinquinamento impedisce loro
di uscire.
Durante la notte, costretti a
passarla insieme, i tre giungono a sospettare che la
stanza potrebbe essere davvero un’anticamera per
l’aldilà, e che probabilmente essi sono
già morti, e in attesa del Giudizio.
I tre reagiscono a questa
prospettiva secondo le rispettive caratteristiche
psicologiche: il commendatore è spaventato ed
ansioso, il capitano non trova niente di misterioso
nella situazione e resta assolutamente indifferente, il
professore usa tutta la sua logica filosofica per
spiegare il fenomeno come un fatto naturale e logico.
Ne risulta un dialogo umoristico centrato sui temi
importanti di vita e morte, destino, predestinazione e
libero arbitrio, esistenza di Dio ed ateismo.
Improvvisamente una donna delle
pulizie entra nella stanza e dice cose talmente ambigue
da far nascere nei tre malcapitati un nuovo grande
enigma: è realmente una donna delle pulizie, o
è l’Angelo del Giudizio?
Sul finale quando la donna esce,
senza svelare il mistero, un lungo suono della sirena
indica che l’allarme per l’emergenza
inquinamento è finito. I tre sono pronti ad
andare, ma la scena finale ci regala un sorprendente
coup de théâtre.
Considerazioni critiche
Timori, paure, angosce, in
un’altalena di speranze e di disperazioni, in un
ilare e scoppiettante grottesco di esilaranti
affabulazioni, qua sfiorando il Vico, là
Schopenhauer, ora Cartesio, più in là
Voltaire o la Bibbia, mescolati in un allegro e
scatenato divertissement esistenzialfilosofico.
Affidata ad un dialogo serrato,
sostenuta da paradossi, da equivoci, da sarcasmi
caustici, la commedia sfrutta benissimo la tecnica e i
contrattempi del vaudeville, non senza sconfinamenti
nel teatro dell’assurdo, in una stupefazione
metafisica che oscilla tra Kafka e Ionesco. Il tono
generale, tuttavia, è di scatenato divertimento.
Tutto lo humour del teatro europeo
del XX secolo si ritrova in questa commedia: una sorta
di “commedia dell’arte” riscritta da
Samuel Beckett, una sorta di trattato filosofico
esistenzialista scritto da Fo. Un folgorante battibecco
sull’assurdo della vita e della morte, sulla
presenza-assenza di Dio, sul determinismo e
sull’indeterminismo, il tutto con quella
disarmante leggerezza che Italo Calvino potrebbe
indicare come esempio della letteratura (o del teatro)
del terzo millennio.
Il verdetto: una commedia con un
cervello. Si scoppia dal ridere, ci si gratta la testa
senza sapere cosa credere. Alla fine, questa commedia
così seriamente stimolante e provocatoria di
Luigi Lunari ci lascia divertiti e stupefatti.
Uno spettacolo che ha scatenato il
riso del pubblico, attento e partecipe.
Molto da ridere, ma anche molto da
pensare.
Umberto Pessina